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Enogastronomia

Accanto ai tradizionali piatti trentini e alla rinomata polenta della Valsugana, la cucina valligiana propone numerose specialità

PolentaLa cucina della Valsugana risente in modo uguale di influenze mitteleuropee e mediteranee, con tipiche caratterizzazioni venete. L’anello di congiunzione tra l’eredità austro-ungarica, legata all’antica dominazione asburgica, e la tradizione gastronomica del Veneto è rappresentato dalla polenta, base insostituibile di molti piatti.

La polenta viene servita con companatici gustosi e sempre diversi a seconda delle stagioni: col "formaio frito" e la tosella, coi funghi porcini, le brise, coi crauti e verze, con la carne affumicata e le luganeghe.
Altri piatti tipici, di derivazione tirolese, sono i canederli, gli spaetzli e il goulasch, mentre eredità prettamente trentina è la cucina strettamente legata al territorio e caratterizzata da cibi semplici che prevedono una preparazione poco elaborata e l’utilizzo di prodotti della terra.

I prodotti base nelle pietanze contadine erano ortaggi (cavoli cappucci, fagioli e rape), uova, latte e, in misura molto minore, carne. In passato la macellazione del maiale costituiva un momento quasi rituale, in occasione del quale, una volta l’anno, c’era la possibilità di assaporare vere leccornie culinarie.
Con i cereali e le patate che servivano anche da foraggio per gli animali, i contadini preparavano piatti sobri e nutrienti come la minestra d’orzo e la minestra farina. Alla povertà dei prodotti disponibili si sopperiva in parte grazie alla caccia, alla pesca e alla raccolta di funghi.
Allo sciogliersi della neve c’erano le “sierle” (il tarassaco) da condire con le “fricole” (soffritto di lardo e aceto); d’estate si cucinava un’ottima minestra con il crescione raccolto lungo i corsi d’acqua.
I bambini, dal loro canto, per integrare la poca frutta che trovavano sulla tavola, esploravano il sottobosco alla ricerca di piccoli frutti e bacche commestibili. Il menù tipo di un tempo prevedeva raramente i dolci, per lo più focacce, torte di mele e “crostoli” (specie di chiacchiere fritte nell’olio bollente), che venivano preparati esclusivamente in occasione di feste solenni e sagre paesane.

(Nota: il materiale per i testi è stato gentilmente fornito dall'APT Lagorai, Via Dante, Castello Tesino).

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